Concorsi: facciamo il punto

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La deriva demenziale però ormai è incontenibile, soprattutto per i concorsi che hanno come oggetto delicati progetti di identità pubblica.

Sfugge infatti ai più, che il design della comunicazione è un processo metadisciplinare che per un ente pubblico (ma virtualmente anche per un ente privato) significa coinvolgere politica, economia, progettazione e la società nel suo insieme. Lungi dal voler fare un discorso corporativo, demandare ad un concorso tutta l’elaborazione visiva significa considerare gli aspetti della grafica come accessori, di fatto una fornitura slegata da discorsi strategici: un concorso non prevede un raffronto con i fruitori finali ed esclude categoricamente per sua natura un rapporto diretto tra progettisti ed enti emanatori.

Quello che vorremmo provare a sottolineare però, non è il punto di vista del progettista né la sua difesa a oltranza bensì il punto di vista del fruitore e il valore politico, di governo, culturale e strategico, cui una PPAA dovrebbe prestare maggiore attenzione.

Il ruolo politico: riteniamo che le PA stiano perdendo un’occasione politica, quella cioè di dotare le proprie istituzioni di progetti cui si possa far corrispondere all’apparato formale e testuale, una serie di contenuti, un posizionamento strategico, una visione futura.

Questo, ahimè, si ripete da anni ed è il riflesso di come si amministra la cosa pubblica per cui i concorsi per la Comunicazione pubblica o non ci sono o sono fatti male. Esempio eclatante quello per il nuovo logo dell’area metropolitana di Napoli, che oltre ad essere pensato senza un fine preciso è proposto senza prevedere alcun compenso.

Segnali nel corso dei quasi vent’anni di storia ne ha viste di tutti i colori, ma la deriva che sta prendendo la gestione della cosa pubblica, soprattutto nel sud Italia, ha dell’incredibile in un settore strategico e pregno di professionalità che invece di essere alimentata e coltivata viene sperperata nel mare magnum dell’approssimazione e corruzione.

Chi fa questo lavoro con passione spero possa condividere l’idea che cedere ai compromessi non serve a nessuno, ne ai professionisti, ne ai cittadini.